martedì 30 novembre 2010

La ricetta del pesto alla genovese: tradizione a modo mio!

Il pesto alla genovese è uno dei piatti tipici della Liguria, famoso in tutto il mondo e uno dei miei preferiti! Non è difficile preparare il pesto alla genovese, servono pochi ingredienti (buoni!) e pochi passaggi. Ecco la mia ricetta del pesto alla genovese: diciamo che con questi ingredienti faccio diversi barattolini per due persone!


Ingredienti pr il pesto alla genovese:

40-50 foglie di basilico, meglio se basilico dop genovese;
40 gr. di pinoli;
1 spicchio d'aglio;
parmigiano e olio q.b.
sale.


Dunque, per la ricetta del pesto alla genovese tradizionale ovviamente servirebbe un bel mortaio in cui pestare tutti gli ingredienti fino ad ottenre il nostro bel pesto. Non avendo un mortaio io uso semplicemente il frullatore, che certo non darà lo stesso risultato in gusto, ma sicuramente è molto pratico e veloce.
Dopo aver lavato bene le foglie di basilico, si mettono nel frullatore insieme ai pinoli, uno spicchio d'aglio e un pò d'olio, e si inizia a frullare il tutto. A seconda della densità del pesto si aggiunge un filo d'olio un pò alla volta, fino a creare la giusta cremosità. Infine si aggiunge il parmigiano e un pizzico di sale, a proprio piacimento e si continua a frullare il tutto, sempre aggiungendo l'olio se necessario. Tutto qui! Una volta raggiunta la densità desiderata, il pesto è pronto!
Se poi si ama particolarmente l'aglio si possono mettere due spicchi invece che uno, secondo il gusto personale di ognuno.
Ovviamente il pesto alla genovese è ideale con una bella pasta, come le trenette al pesto.

lunedì 29 novembre 2010

Il basilico genovese, basilico dop

Il basilico genovese è uno dei prodotti tipici italiani più famosi ed apprezzati, orgoglio della Liguria. Il basilico genovese è anche un basilico dop, ovvero un basilico a Denominazione di Origine Protetta, riconosciutop tale nel 2005 con certificazioni europee Il basilico genovese è conosciuto anche con il nome di basilico di Prà, un quartiere di Genova storicamente legato alla produzione di basilico genovese. Il basilico genovese è caratterizzato da foglie medio-piccole e di forma ovale, ed è coltivato nella zona costiera della Liguria. Il basilico genovese si coltiva nel periodo primaverile soprattutto, è originario delle terre asiatiche e giunse in Italia sin dai tempi degli antichi romani. Il basilico genovese viene utilizzato in cucina, sicuramente nel piatto più famoso di tutti, il Pesto genovese, ma anche come condimento per insalate, per il sugo al pomodoro, per insaporire pizze e focacce, pesce e carne, in mille modi davvero!

La ricetta del Danubio, piatto tipico campano

Il Danubio è un buonissimo rustico che viene dalla Campania, preparato con la pasta tipo brioche formato da tante piccole palline di pasta brioche unite fra loro. Ho conosciuto il Danubio grazie alla mia amica Daniela che lo prepara sempre ai pranzi di "condominio"! La ricetta del Danubio me l'ha data proprio Daniela (grazie!) ed eccola per tutti quelli che vogliono provare questo tipico rustico della Campania, buonissimo davvero!

La ricetta del Danubio

Ingredienti:

Per l’impasto:
750 gr farina 00;
3 uova;
2 patate di media grandezza;
100 gr di burro;
1 bicchiere di latte;
100 gr di parmigiano;
2 panetti di lievito di birra;
1 cucchiaino di zucchero e 4 di sale.


Per il ripieno del Danubio:
350 gr di Emmental;
200 gr di prosciutto cotto;
150 gr di Speck.

La ricetta del Danubio: come prepararlo!

Per preparare il Danubio come prima cosa si devono lessare le 2 patate. Dopodichè si prepara il ripieno tagliando l’Emmental, il prosciutto cotto e lo speck a cubetti. Si prende la farina e la si mette in una bella ciotola spaziosa, successivamente si mettono al centro della farina le patate belle schiacciate in purea. Uno alla volta si aggiungono gli ingredienti per l'impasto del Danubio: il burro sciolto, poi le uova, lo zucchero e il parmigiano. Si scioglie il lievito nel latte un pò stiepidito e si aggiunge anch'esso al composto. Per ottenere un bel Danubio a queso punto si impastano tutti gli ingredienti, si aggiunge il cucchiaino di sale e si lascia poi lievitare l'impasto per almeno un'ora coperto da un panno. Una volta che l'impasto del Danubio è cresciuto, si preparano tante palline di pasta, che vanno stese e riempite con l'Emmental, lo speck e il prosciutto cotto.
A questo punto tutte le palline vanno riempite e richiuse, messe sulla teglia del forno coperta con la carta da forno, disposte un poco distanziate l'una dall'altra. Infine si lascia lievitare il Danubio per un'altra oretta, sempre al caldo, si spennella con un uovo sbattuto la parte superiore e si inforna per circa 30-40 minuti a 180°.
Il Danubio è pronto, non resta che "staccare" le deliziose palline di brioche riempite di prosciutto e formaggio!

giovedì 25 novembre 2010

Il Pandoro di Verona, dolce tipico del Natale

Ecco qui un piatto tipico del Natale, anzi un dolce tipico natalizio, che personalmente adoro! Il pandoro di Verona io lo mangerei a colazione, a merenda, dopo cena, praticamente...sempre!

Ho pensato di trovare quindi una ricettina per provare a fare il pandoro a casa, anche se il procedimento non è facilissimo, ispirandomi ad un libro di torte che ho in casa, spero di non fare pasticci!

La ricetta del Pandoro di Verona


Ingredienti per il pandoro
:
500 gr. di farina;
150 gr. di zucchero;
200 gr. di burro;
5 uova;
40 gr. di lievito di birra;
vanillina.

Dunque, per prima cosa va sciolto il lievito in un pò d'acqua, si aggiungono circa 100 gr. di farina, 1 tuorlo e 10 gr. di zucchero. Si impasta il tutto e si lascia riposare per 4 ore in luogo tiepido, coprendo con un panno o un telo. Dopodichè si prende la farina, 150 gr., e si impasta assieme a 70 gr. di zucchero, 2 tourli e 30 gr. di burro sciolto. Dopo aver lavorato questo nuovo impastoo per il pandoro di Verona, si unisce al precedente e si lascia riposare nuovamente per circa due ore. Infine, una specie di terzo impasto si prepara con il resto della farina, altri 30 gr. di burro sciolto, 50 gr. di zucchero, 2 tuorli. Si lavora il tutto e si fa riposare per altre due ore, dopo averlo unito all'impasto precedente. Passate le due ore, si lavora ancora la pasta del pandoro aggiungendo il resto del burro e la vanillina. Si lavora la pasta del pandoro stendendola a mò di sfoglia e richiudendola, almeno un paio di volte, far riposare una mezzoretta e poi lavorare nuovamente. Infine, si mette l'impasto del pandoro a forma di palla in uno stampo imburrato e si lascia lievitare fino a che l'impasto non raggiunge l'orlo dello stampo. In forno, il pandoro di Verona si cuoce per 45 minuti a 180°.
Certo, un pò difficile come procedimento, però si può provare, no?

Il Pandoro di Verona: qualche info curiosa
Il pandoro di Verona, tipico del Natale, sembra avere due probabili origini: una prima ipotesi è che il pandoro di Verona si sia sviluppato sulla base di una ricetta austriaca, il pane di Vienna, una sorta di brioche; la seconda ipotesi è quella che il pandoro di Verona derivi da un dolce molto amato a Verona dalle famiglie ricche e nobili, chiamato il pane de oro. Fatto sta che il pandoro di Verona si è diffuso in tutta Italia e anche all'estero grazie alla produzione industriale dello scorso secolo che ne ha permesso la conoscenza fuori Verona.

mercoledì 24 novembre 2010

Il Vino di Visciole delle Marche

Il vino di Visciole è uno dei vini tipici delle Marche, prodotto con le visciole, appunto, un tipo di ciliegie selvatiche. Il vino di visciole è quindi un

vino aromatizzato, prodotto proprio nella zona delle Marche, che può essere prodotto con un composto di sciroppo di visciole e zucchero al quale viene

aggiunto il mosto della vendemmia, oppure facendo macerare le visciole direttamente nel vino.
Il vino di visciole è un vino dolce, dal bel colore rosso deciso e un pò frizzantino, molto adatto ad essere bevuto in compagnia di amici e soprattutto in

compagnia di bei dolcetti tipici, come la Pizza de Natà!

La Pizza de Natà, dolce natalizio delle Marche

La Pizza de Natà è un dolce tipico delle Marche preparato proprio per le feste di Natale. La Pizza de Natà è una sorta di bel panettone fatto di pasta di pane alla quale vengono aggiunti tanti prodotti tipici della zona e del periodo invernale, come le noci, l'uvetta, le nocciole e molto altro.
Per fare una bella Pizza de Natà in casa, si deve innanzitutto preparare la pasta del pane oppure comperarla già pronta, come preferite!
Se la si vuole preparare, si può calcolare un quantitativo di pasta per il pane per circa 4 persone che prevede i seguenti ingredienti:

500 gr. di farina
10-15 gr. di lievito di birra
1 cucchiaio di olio
un cucchiaino di sale e un pizzico di zucchero
acqua tiepida

Dopo aver sciolto il lievito con l'acqua, si aggiungono i vari ingredienti per fare l'impasto del pane, lavorando energicamente fino ad ottenere una pasta di pane morbida e che non si attacca più alle mani. A questo punto, fare la Pizza de Natà è molto semplice: bisogna aggiungere un pò alla volta tutti gli ingredienti della Pizza de Natà che sono:

noci;
uvetta;
mandorle;
nocciole;
pezzetti di cioccolata;
fichi secchi;
200 gr. di zucchero;
scorza di arancia e scorza di limone;
1 pizzico di sale e un poco di olio.

Una volta aggiunti gli ingredienti si lavora l'impasto della Pizza de Natà, si lascia riposare e lievitare e si mette al forno per almeno 45 minuti a 180°.

Ovviamente, la quantità degli ingredienti varia a seconda della quantità di pasta di pane che volete utilizzare, per questo li ho indicati senza quantità specifiche. In più, se ne possono aggiungere altri, come i pinoli, o se ne può togliere qualcuno se non piace! Diciamo che la ricetta è abbastanza libera, basta preparare pasta di pane ed aggiungere buona frutta secca, arancia, limone, canditi, a seconda del proprio gusto: ed ecco un buonissimo dolce natalizio delle Marche, la Pizza de Natà!

Consiglio: perchè non mangiarla con un buon vino tipico della zona, come il vino di visciole delle Marche?

lunedì 22 novembre 2010

Vini Siciliani: il Passito di Pantelleria

Il passito di Pantelleria è uno dei vini siciliani più amati, dal sapore e profumo fruttato, perfetto per accompagnare i dolci e i dessert a fine pasto! Per chi ama infatti sorseggiare un buon bicchiere di vino mentre mangia una bella crostata di frutta, dolcetti tipici alle mandorle o biscotti secchi, e tante altre dolcezze, il passito di Pantelleria è l'ideale! Oltre che con i dolci questo buon vino che nasce dalle uve di tipo Moscato di Alessandria o Zibibbo si adatta bene anche ai formaggi, in particolare quelli a pasta secca.

Ma da dove prende il nome il passito di Pantelleria? Questo vino siciliano si chiama così per il fatto che l'uva, dopo la vendemmia, viene lasciata appassire per alcuni giorni, in modo che si crei quel buon sapore dolce tipico del passito di Pantelleria.
Il passito di Pantelleria è un vino Doc e la temperatura più adatta per berlo è intorno i 10°-12°. Oltre che accompagnare i dolci, potete usare il passito di Pantelleria anche per preparare bei dolcetti a base di frutta! Un suggerimento? La Crostata di Mele e Pinoli di Robjana!

domenica 21 novembre 2010

I Maritozzi, bontà romana

I Maritozzi sono un tipico dolce laziale, in particolare molto amato a Roma, accompagnato con la panna o con la crema. I Maritozzi prendono questo simpatico nome dal fatto che venivano preparati per i festeggiamenti dei matrimoni, durante i quali i futuri sposi regalavano alle spose questi dolci che le ragazze chiamavano appunto maritozzi.
I Maritozzi a Roma vengono mangiati a colazione, magari col caffè o cappuccino, ma vanno bene da prepararsi anche per le feste, perchè no, per Natale ad esempio, vicino ai tipici dolci come il pandoro e il panettone!

E allora per preparare in casa i Maritozzi, ecco una ricetta da seguire, la ricetta tradizionale dei Maritozzi.

Ingredienti per i Maritozzi:
300 gr. di farina di frumento;
75 gr.di zucchero;
70 gr. di uvetta passa;
50 gr. di scorza di arancia candita;
30 gr. di lievito di birra;
20 gr. dipinoli;
olio extravergine di oliva, burro, sale e farina per la spianatoia.


Come preparare i Maritozzi?
Innanzitutto bisogna decidere se utilizzare della pasta di pane già pronta oppure se prepararne in casa. Nel caso volessimo eseguire il procedimento per i Maritozzi dall'inizio, si prendono 50 gr. di farina e si mettono in una ciotolina, si sbriciola il lievito e si scioglie con un poco di acqua tiepida. Si mescola il tutto aggiungendo l'acqua tiepida a necessità, si sistema l'impasto a panetto, si lascia lievitare al coperto di un panno per almeno una ventina di minuti.

A questo punto il nostro panetto per i Maritozzi è pronto e dovrebbe essere raddoppiato di misura. Si prepara sulla spianatoia la farina a fontana, circa 200 gr., si aggiunge nel mezzo un pizzico di sale, 3 cucchiai di olio, e il panetto lievitato, mescolando il tutto sempre con l'acqua tiepida fino a formare un bell'impasto morbido. Quando la pasta, lavorata per alcuni minuti, è bella morbida e non si attacca più alle mani, si possono aggiungere circa 50 gr. di zucchero, si prepara l'impasto dei Maritozzi a forma di palla e si mette in una ciotola infarinata, si unisce la scorza d'arancia, i pinoli e l'uvetta. Una volta mescolati questi ingredienti all'impasto, si ritorna alla spianatoia dove si crea una specie di bastone con la pasta e si taglia in fette possibilmente uguali, almeno 12. Si lavorano le fette facendole divenire di forma ovale, si prepara la teglia del forno imburrata e si mettono i Maritozzi un pò distanti l'uno dall'altro per non farli attaccare durante la cottura. Prima di cuocerli, si lasciano al coperto di un telo per lievitare ancora, e nel frattempo si prende il restante zucchero e si scioglie con un pò d'acqua. I Maritozzi intanto, una volta lievitati sulla teglia, si mettono in forno a 200° per circa 7 minuti, si sfornano e si spennellano con lo zucchero sciolto, si ripassano al forno per un minutino e si sfornano. Una volta raffreddati, i Maritozzi sono pronti da mangiare, da soli, riempiti con la crema o i classici Maritozzi con la panna!
Il procedimento è un pò lungo, è vero, però il risultato è buonissimo!

venerdì 19 novembre 2010

Crostini con alici, ricetta tipica romana

I crostini con alici sono un tipico antipasto della cucina romana, molto facile e veloce da preparare. I crostini con alici sono uno dei miei antipasti preferiti anche perchè li preparava sempre la mia nonna a me e mia sorella che li divoravamo caldi caldi appena usciti dal forno!

Come si preparano i crostini con alici?

Gli ingredienti sono i seguenti:

fette di pane di tipo casareccio;
250 gr. circa di mozzarella;
100 gr. circa di burro;
alici salate;
del latte, pepe e sale.

Innanzitutto per fare i crostini con alici si deve affettare la mozzarella e si deve condirla con sale e pepe a proprio piacimento. Tagliate le fette di pane, mettetele in uno spiedino alternate alle fette di mozzarella, in modo da preparare diversi spiedini a seconda delle fette di pane e di mozzarella che si vogliono utilizzare. A questo punto i crostini con alici vanno posizionati sulla teglia del forno, messi in forno a 200° per circa venti minuti. Nel frattempo si devono sciogliere le alici in un pentolino con il burro e un pò di latte così da creare una cremina che, appena sfornati gli spiedini, va versata sopra i crostini. I crostini con alici vanno mangiati caldi.

I crostini con alici sono ottimi anche come antipasto per Natale, semplici e gustosi e a base di pesce; la mia nonna al posto del pane casareccio usa anche il pane tipo baguette, ve lo consiglio!



giovedì 18 novembre 2010

La ricetta del torrone sardo o torrone di Tonara

Il Torrone Sardo è un prodotto tipico della Sardegna, conosciuto in particolare con il nome di torrone di Tonara, il paese che principalmente produce questo buonissimo torrone, da gustare tutto l'anno ma soprattutto a Natale. Il torrone sardo o torrone di Tonara è un prodotto a base di miele e non di zucchero, per questo motivo non è di colore bianco ma color avorio, è preparato con miele e mandorle sarde, e fino a poco tempo fa era prodotto solamente in modo artigianale nel paiolo di rame chiamato su cheddargiu e sul fornello di mattoni, la foredda.

La ricetta per preparare il torrone sardo o torrone di Tonara
Il torrone sardo può essere preparato anche a casa, se si vuole offrirlo ai propri ospiti a Natale, o mangiarlo insieme alla famiglia. Il torrone sardo si prepara con questi ingredienti:

500/600 gr. di mandorle sarde;
500 gr. di miele sardo;
2 albumi;
ostie.

Come si fa il torrone sardo? Innanzitutto si spellano le mandorle, magari dopo averle passate in acqua bollente per facilitarne la spellatura. Le mandorle vengono poi tritate e passate nel forno per tostarle, lasciandone qualcuna spezzata più grossolanamente e non del tutto tritata. Dopodichè si scioglie il miele in un tegame lasciandolo a fuoco basso, si montano gli albumi a neve e si uniscono al miele nel tegame, continuando a lavorare il composto a fuoco basso per almeno 45 minuti, utilizzando un cucchiaio di legno. Infine vanno aggiunte le mandorle tostate e tritate al composto e si continua a lavorare sempre a fuoco basso per circa mezz'ora. Una volta tolto il composto dal fuoco, questo va messo nel recipiente dove si vuole far raffreddare il torrone sardo, precedentemente foderato con le ostie un pò umide; per capire bene se il composto è pronto, si può controllare se si stacca facilmente dal tegame. A questo punto il torrone sardo o torrone di Tonara è pronto, bisogna lasciarlo raffreddare e poi si può mangiare tranquillamente tutti insieme!

Per chi volesse fare un giretto in Sardegna non d'estate, esiste la Sagra del torrone di Tonara che si svolge in questo paesino solitamente il giorno di Pasquetta, durante la quale il torrone sardo viene preparato in piazza e gustato subito dopo il raffreddamento!

martedì 16 novembre 2010

Il Sagrantino di Montefalco

Il Sagrantino di Montefalco è uno dei vini tipici dell'Umbria. Il Sagrantino di Montefalco prende il nome dal vitigno omonimo ed è un prodotto Docg sin dal 1992. Il Sagrantino di Montefalco può essere sia di tipo passito che di tipo secco, e la coltivazione del vitigno autoctono si ha nella zona di Montefalco in primis e in poche altre zone limitrofe a questo comune. Tante informazioni su questo vino rosso e corposo, profumato e abboccato, si possono trovare sul sito del Consorzio dei Vini Montefalco, così come sul sito delle Strade del Sagrantino, con informazioni sui vini, sulle zone d'interesse agricolo e storico legate al Sagrantino di Montefalco.

Il Panpepato, dolcezza natalizia dall'Umbria

Il Panpepato è un buonissimo dolce tipico nato in Umbria e diffusosi in tutta Italia, tradizionale del periodo natalizio. Durante le feste, al caldo nelle case, magari davanti al caminetto acceso, mangiare questo piatto tipico umbro preparato con cioccolata, nocciole, miele e tanti altri ingredienti dolci e calorosi non ha eguali!
Certo, forse la linea ne risentirà un pochino...!!!

Il Panpepato è un dolce che si presta anche ad essere regalato, quindi ideale anche per chi voglia fare qualche regalino gustoso per Natale, o per chi voglia preparare un dolce da portare in casa di parenti ed amici durante le feste.

La ricetta tradizionale del Panpepato prevede questi ingredienti:

50 gr. di noci;
50 gr. di mandorle;
50 gr. di uvetta passa;
50 gr. di canditi;
50 gr. di cioccolato fondente;
200 gr. di miele;
farina q.b.
pepe e cannella a piacimento.

Il procedimento per preparare il Panpepato prevede l'amalgama delle noci, mandorle, canditi (possibilmente a dadini), il cioccolato fondente a pezzetti e alla fine l'uvetta passa lasciata qualche minuto in ammollo in acqua tiepida precedentemente. Dopo aver mescolato questi ingredienti, si prende il miele e si unisce al composto dopo averlo ammorbidito un pò a bagnomaria; a questo punto per preparare l'impasto del Panpepato in modo che abbia la giusta consistenza, si può unire della farina, regolandosi per la quantità in base alla consistenza del composto. Alla fine, a seconda del gusto personale, si può aggiungere un pò di pepe e cannella per dare il pizzico in più al Panpepato, caratteristica da cui poi deriva il nome stesso!
Prendere l'impasto del Panpepato e dividerlo in panetti, spennellarli con un pochino di miele e adagiarli sulla teglia del forno, o imburrato o sulla carta da forno. Infornare il panpepato a 180° e controllare la cottura fino a che non diventa ben colorito.
A cottura ultimata, il Panpepato si lascia raffreddare; infine, si affettano i panetti e si mangiano o si usano in piccole composizioni natalizie da regalare!
Il Panpepato si può conservare per alcuni giorni basta che sia chiuso e riposto all'asciutto.

Un consiglio per gustare al meglio il Panpepato? Mangiarlo insieme ad un bicchiere di Sagrantino di Montefalco!

giovedì 11 novembre 2010

Brovada con Muset

La Brovada con Muset è un piatto tipico della cucina friulana, molto utilizzato anche nel periodo del Natale. La brovada è preparata con le rape bianche che vengono fatte macerare nel vino per 40 giorni, periodo necessario a farle diventare "acide". La Brovada poi si può anche conservare nel freezer in sacchettini gelo e utilizzarla quando si vuole scongelandola.
Per preparare la brovada con muset è necessario procurarsi le rape inacidite e il muset friulano.
Vediamo gli ingredienti per 4 persone:

1 kg g di rape acide, ovvero la brovada;
2 muset;
80 g di strutto;
2 spicchi d’aglio;
sale e pepe,
foglie d'alloro;
2 bicchieri di vino rosso.

Avendo già preparato la brovada come detto sopra, per preparare la brovada con muset è necessario mettere in acqua fredda e senza sale il muset, cuocendolo a fuoco basso per un'oretta almeno. E' meglio bucare il muset con la forchetta per farlo cuocere meglio e far uscire il grasso in eccesso.
Prendere le rape che devono essere grattugiate a julienne, farle soffriggere con lo strutto e l'aglio, aggiungere sale e pepe e foglie d'alloro e un poco di acqua di cottura del muset; infine mettere il vino rosso e lasciarle andare sul fuoco basso per circa un'oretta.
Quando la brovada con muset sarà cotta, servire ancora caldo, il muset a fette con la brovada di accompagnamento!

Il Muset del Friuli

Il Muset è un prodotto tipico del Friuli, una sorta di cotechino preparato con la carne del maiale, in particolare con le parti considerate di "scarto". Il Muset, che significa musetto perchè viene utilizzata anche questa parte del maiale, viene condito con diverse spezie e ingredienti, come il vino bianco o il marsala, la cannella e il coriandolo, sale e pepe, chiodi di garofano, e da sempre viene proposto sulle tavole dei friulani proprio perchè considerato un cibo "povero", ovvero un cibo mangiato dalle genti più semplici.
Il Muset viene utilizzato anche nella preparazione di piatti che lo vedono accompagnato soprattutto da rape e crauti, quindi verdure che si associano bene al sapore forte del Muset o dalla polenta, e viene quindi mangiato affettato e ancora caldo.
Un piatto tipico friulano a base di Muset è la Brovada con Muset!

Prodotti e Piatti tipici del Natale!!!

Beh, Natale si sta avvicinando e tutti cominciamo a pensare a cosa preparare per la cena della Vigilia, del giorno di Natale o per le altre occasioni durante le festività.
In tante regioni italiane abbiamo una grande varietà di prodotti tipici che vengono consumati proprio a Natale e diventano prodotti della tradizione così come tantissimi piatti tipici che vanno dagli antipasti ai dolci!
E allora ho pensato di suggerirne qualcuno per conoscere un pò meglio la grande tradizione culinaria del nostro paese e, perchè no, per prendere spunto e assaggiare o cucinare proprio piatti tipici delle altre regioni italiane! Ovviamente se qualche amica vorrà darmi dei consigli o "aggiustare" qualche ricetta non precisa, ogni suggerimento è ben accetto! :)
Buon divertimento!

P.s. ecco alcuni dei piatti tipici di Natale che potete trovare su ProdottiePiattiTipici:
Brovada con Muset (Friuli)
Panpepato (Umbria)
Torrone sardo o di Tonara (Sardegna)
Crostini con Alici (Lazio)
La Pizza de Natà (Marche)
Il Pandoro di Verona (Veneto)

martedì 9 novembre 2010

Il Broccolo Romanesco, ortaggio dalle tante qualità

Il broccolo romanesco è uno degli ortaggi che può essere considerato un prodotto tipico della zona romana e soprattutto un prodotto della cucina tradizionale italiana.
Il broccolo romanesco appartiene alla famiglia dei cavolfiori ed è utilizzato in cucina in tanti modi diversi, sia per la sua parte interna caratterizzata dal brocco, cioè il germoglio, sia per la parte esterna delle foglie. Presente sul territorio romano da secoli, il broccolo romanesco si può trovare da metà ottobre sino a tutto il mese di marzo e quindi aiuta non poco in cucina dove viene utilizzato in preparazioni di primi, come verdura da contorno, in secondi piatti, sia cotto che crudo.
Per scegliere al meglio il broccolo romanesco bisogna ricordarsi che le foglie esterne devono essere ben attaccate al germoglio e ben croccanti, e che il germoglio non deve presentare macchie che possono significare poca freschezza del prodotto. Il broccolo romanesco ha tantissime qualità benefiche: è un emolliente, aiuta la digestione e depura l'organismo, il succo bevuto giornalmente aiuta le difese immunitarie e potenzia il fisico se ad esempio ci si sente molto stanchi e appesantiti. Inoltre, il broccolo romanesco non è molto calorico e quindi può essere mangiato ad esempio se si sta seguendo una dieta!
Il broccolo romanesco va semplicemente lavato e poi cotto possibilmente non troppo a lungo, circa 20-30 minuti, accompagnato da un pò di pane bagnato di aceto o limone, metodo delle nonne per non far propagare troppo l'odore del broccolo romano che è decisamente forte. In più, è un ottimo prodotto anche per celiachi, poichè non ha glutine!
Come assaporare il broccolo romanesco? Visto che gli usi in cucina del broccolo sono tanti, vi suggerisco ad esempio una bella pasta coi broccoli, come mi ha consigliato la cara Robjana di Pasticci e Cucina, delle mezze penne broccoli e pinoli, saporite e sicuramente un bel piatto di stagione! Oppure perchè non servire il broccolo romano semplicemente cotto e condito ad insalata, broccoli romani e salsiccia, oppure un bel broccolo fritto, che a Natale non fa mai male?

sabato 6 novembre 2010

La Sciakisciuka, piatto tipico di Pantelleria

La Sciakisciuka è un piatto tipico di Pantelleria, una sorta di caponata di verdure arricchita dal sapore dei tipici capperi di Pantelleria. Ecco come preparare una buona Sciakisciuka anche a casa propria.

Ingredienti per 4 persone:


4 zucchine piccole
4 pomodori maturi
4 uova
circa 50 gr. di capperi di Pantelleria
formaggio stagionato, 50 gr. circa
cipolla
basilico
olio e sale
pepe e 1 pizzico di origano

Come si prepara la Sciakisciuka?

Prendete un tegame abbastanza largo, possibilmente di coccio, e iniziate a far appassire la cipolla con dell'olio. Aggiungete poi uno per volta gli altri ingredienti, partendo dai pomodori tagliati a pezzetti, poi le zucchine tagliate in piccole parti, e cuocere per circa 5 minuti. Successivamente si aggiunge il basilico per insaporire, i capperi (ricordate di sciacquarli per eliminare il sale!) pepe e sale a vostro piacimento, un pizzico di origano e un pò d' acqua per far andare la cottura sempre a fuoco lento. Quando le zucchine sono arrivae a cottura, basta aggiungere del formaggio stagionato e le uova, mescolare il tutto e cuocere ancora per pochi minuti. A questo punto servite e mangiate questo piatto tipico dell'isola di Pantelleria!

I capperi di Pantelleria prodotto Igp

I capperi di Pantelleria sono un prodotto Igp, cioè a Indicazione Geografica Protetta, tipico dell'isola di Pantelleria. I capperi di Pantelleria sono delle piante di tipo perenne, arbusti che raggiungono i 50 cm di altezza che crescono nell'isola abbarbicati tra le rocce o sui muri delle case. I capperi di Pantelleria dopo la fioritura che va da maggio a settembre, producono dei frutti commestibili di varie dimensioni, tra i quali i più piccoli sono i migliori per sapore e qualità nutritive. I capperi trovano il loro ambiente favorevole nell'isola di Pantelleria perchè hanno necessità di caldo e clima secco, offerti in modo generoso dall'isola così come da altre zone calde del Mediterraneo, tant'è che la coltivazione e produzione di questi piccoli frutti sono caratterizzanti di questa zona e buona entrata economica.
I capperi di Pantelleria vengono raccolti e fatti maturare con la copertura di sale marino, soprattutto per eliminare il sapore amarognolo che hanno quando sono ancora freschi. Il procedimento prevede la copertura per alcuni giorni dei capperi di Pantelleria con del sale in recipienti, sale che viene sciolto dall'acqua contenuta nei frutti stessi. Quando i capperi sono pronti, possono essere utilizzati come antipasto, come contorno, arricchiscono primi e secondi piatti in tanti modi diversi, come ci suggerisce Robjana di Pasticci e Cucina, divenendo oltre che un prodotto tipico siciliano e italiano, anche un elemento di piatti tipici gustoso e dal sapore particolare. Un piatto tipico della zona fatto con i capperi di Pantelleria che voglio suggerirvi è la Sciakisciuka.